Nessuno mi può giudicare

In questa annata cinematografica piuttosto felice per il cinema italiano (mai mi era capitato di andare in una multisala e vedere, come quest’inverno, 4 sale su 7 occupate da titoli nazionali), è arrivato anche l’esordio dietro la cinepresa di Massimiliano Bruno. Per chi non lo sapesse, si tratta di un autore e attore teatrale (molti spettacoli di Paola Cortellesi) e cinematografico (i film diretti da Fausto Brizzi e partecipazioni a film come Feisbum e Questa notte è ancora nostra), oltre che parte dei cast di quelle serie culto che sono Boris e Coliandro. Il suo primo film da regista si chiama “Nessuno mi può giudicare” (seguendo il filone degli ultimi anni in cui la maggior parte dei film escono con titoli di canzoni, anche se non se capisce bene il motivo) ed è una vera e propria commedia all’italiana (niente a che vedere con Zaloni, cinepanettoni e pandori o riesumazioni varie di zingarate). Si ride, si ride parecchio grazie ad una sceneggiatura piena di battute, ad attori in forma come la Cortellesi e Rocco Papaleo (spassosa la sua citazione di Ecce Bombo) e ad una regia con ritmi molto veloci. Sono presenti, però, in questo film anche elementi non tanto di critica sociale (non penso competa alla commedia questo ruolo, quanto piuttosto alla satira), ma di istantanee sull’Italia che è. La storia di questa pariolina tutta apparenza e senso di superiorità verso i domestici stranieri e la scuola pubblica che si ritrova a vivere al Quarticciolo dopo aver scoperto che il marito appena defunto l’ha lasciata sul lastrico, facendole rischiare la galera e la perdita del figlio, sfiora e restituisce alcune immagini molto attuali. In primo piano soprattutto lo squallore della vita privata di una classe politica disgustosa (molto efficace il discorso della escort che istruisce Paola Cortellesi su come comportarsi con politici di destra o di sinistra), l’integrazione delle minoranze etniche che non può che partire dalle classi più popolari (potente l’immagine della festa di quartiere con il gruppo di stranieri che canta “Sono un italiano vero”) e la dimostrazione che, prima di poter criticare le azioni di qualcuno, bisognerebbe conoscerne bene la storia (la protagonista che risponde “sì” quando Raoul Bova le chiede “ma non ti vergogni?”). Insomma, Max Bruno dimostra di saper scrivere ottime sceneggiature (oltre a straordinari monologhi teatrali), ma anche di saper dare corpo e ritmo al genere della commedia con un film spassoso, di buoni sentimenti (a tratti si rischia di cadere nel “volemose bene”,ma senza mai scivolare davvero), ma anche intelligente e non volgare.

 

Nessuno mi può giudicareultima modifica: 2011-03-18T12:39:27+01:00da maxdilly
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